Amicizia, trolley e capelli irrispettosi

Amicizia vuol dire anche condividere i dubbi e le richieste più assurde e ridere per delle scemenze. Fino a qua ci siamo più o meno tutte oppure capita solo a me?

Nello specifico per la parte “assurdità” capita piuttosto spesso con Claudia e Silvia che, a giorni, dovrà partire per una  “due giorni di trasferta per lavoro in Puglia”.

Andata e ritorno in aereo col capo per una importante operazione immobiliare: fa l’architetto e da qualche mese la sua specialità è qualcosa che ha a che fare con disegni di palazzi e centri commerciali, numeri e banche.

E’ tutto quello che ho capito dalla spiegazione di Claudia ma poiché mi occupo di altro lascio perdere e non entro nei dettagli anche se non posso fare a meno di augurarle che ci sia dell’altro perché, secondo me, messa così la sua attività sembra  essere noiosa a meno che i numeri e le banche siano presi in causa per il suo stipendio. 

Comunque appena saputo del viaggio si apre il problema “bagaglio” perché l’architetto non è, come dire, una donna dal piglio prettamente femminile ma anzi molto pratica e comoda. Per la serie che non la vedremo mai in tacchi a spillo e tubino fasciante in pizzeria ne la vedremo mai ad un concerto dei Modà a cantare a squarciagola “Un tappeto di fragole.”

Lei è quella “essenziale : scarpe e vestiti comodi e per le vacanze uno zaino con buttate dentro giusto due cose due di numero, bandito tutto quello di cui può, secondo lei, fare senza.

L’esatto contrario mio e di Claudia che a volte del superfluo ne facciamo un caso nazionale.

Ma, si sa, nessuna è perfetta, quindi prendeteci così come siamo e silenzio.

Il problema ora è che a Silvia serve un trolley da cabina. Non può partire con lo zaino: mica va in campeggio. Si deve atteggiare a business woman almeno per una volta con tanto di capelli a posto, borsa da lavoro, tacco e abito sobrio. E a cosa serve avere due amiche sempre pronte? Ci diamo appuntamento via telefono per sabato che finalmente arriva e, tra una spolverata, una passata ai pavimenti e un occhio al minestrone in bollitura ci fa passare qualche WhatsApp di quelli un po’  così da fancazzismo uggioso.

Salta fuori che sia io che Silvia nel  pomeriggio saremo di parrucco : io per il colore mentre lei solo per il taglio perché, dice, non sa se avrà tempo di fare altro. Ma se ha preso l’appuntamento, penso, come cavolo avrà fatto a dimenticarsi del colore?

La ricrescita a me non perdona, manco riesco a guardarmi allo specchio senza provare un certo ribrezzo e lei? Niente?

Boh, lascio perdere le polemiche perché tanto non servono e proseguo nelle mie faccende finché arriva un messaggio di Silvia che recita :

“I miei capelli ultimamente vanno dove vogliono”.

Rido e rispondo : “Perché non hai autorità. E se anche i tuoi capelli non ti ascoltano la faccenda è grave”.

Ops!  I capelli non rispettano l’autorità?

Ecco l’ho rifatto un’altra volta. Ho detto una stronzata!

E rido pensando ai capelli della mia amica che non rispettano l’autorità di nessuno ma se ne andranno a fare un giretto di lavoro insieme ad un paio di scarpe coi tacchi infilate infilate in un trolley rosso prestato.

Buon viaggio amica e ricordati di portarci le mozzarelline buone!

Catia per NoiAmiche