La bellezza di essere imperfettamente perfetta!

Io non so voi ma io sono stufa delle persone fighe.

Sono arcistufa di quell’esercito di fighe indiferrenziate che non hanno mai niente fuori posto, che ogni santo giorno sembrano appena uscite dal parrucchiere, che anche al buio del mattino, sanno esattamente cosa prendere senza sbagliare abbinamenti solo perché hanno  l’armadio figo e ordinato mentre il mio è un casino spaventoso.

Ebbene si  mi hanno scartavetrato le palle tutte quelle a cui non è mai capitato di infilarsi  la tuta  orrendamente macchiata dalla candeggina o di scoprire mentre sei con una persona importante che hai indossato un calzino blu e uno nero.

A  loro non succede e non perché non usano la candeggina ma perché “loro”  non si sporcano!  Sono immuni da tutto quello che per me  è normalità o quasi quindi non si macchiano di sugo, non si ustionano col ferro da stiro e hanno gli smalti ben allineati sulla mensola del bagno mentre i miei giacciono  sparsi  in un cassetto insieme a pacchetti di fazzoletti di carta iniziati e spazzolini da denti usati ma che tengo perchè mi han detto che vanno bene per pulire le fughe delle piastrelle.

Ma chi cavolo le pulisce le fughe con gli spazzolini?

Eppoi sono stufa di chi pubblica foto fighe, tutte con lo stesso sfondo besciolino o rosa. Ecco l’ho detto!

Odio tutte quelle foto con tazze  rigorosamente  rosa e a fiori, appoggiate  sopra un letto sfatto che sembra non sfatto e cosparso di petali rossi, un Mac aperto con lo schermo rigorosamente nero e una biro! Ma quando mai una che lavora lo fa così?

Io al mattino faccio colazione con la mia enorme tazza di Asterix  piena di the al bergametto seduta al tavolo della cucina semisepolto da  quaderni, penne  glitterate e il mio  Mac.  Rigorosamente in pigiama  e ciabatte pelusciose con  i capelli in stile “mi sono appena alzata che accidenti hai da guardare”!

Boh,  sarà ma io non faccio parte di quel gruppo politico di perfettitudine. Le pashmine a me scivolano sempre in pose plastiche ma alla cavolo di come cavolo vogliono loro, i capelli se esco dal parrucchiere sono in ordine poi per le 3 settimane successive stanno a posto ma mi ci devo impegnare parecchio.

Non cessa disordinata ma  nemmeno perfetta, una via di mezzo anche se molto nel corso del tempo, grazie ad alcune amiche particolarmente dotate di buon gusto, ho imparato.

Certo se vado ad un appuntamento importante mi impegno e il risultato mi piace ed è evidente ma poi capita che ci vado anche al mercato in tacco 12  e con la matita sugli occhi! Insomma il senso della perfezione ancora mi sfugge e francamente non so nemmeno quanto mi importa.

Dovevo arrivare a questa veneranda età per capirlo e smettere di guardare con invidia tutta la perfettitudine che mi sta attorno. Ma che poi, e lo dico sottovoce, quando le persone perfette fanno la cacca, la fanno come noi? Mah!

Quante cose che si imparano con l’età, si impara ad essere uniche, non indispensabili ma complementari, grate ma non zerbini, belle pur non essendo perfette secondo i canoni delle pagine patinate.

Quindi il morale della storia? Non c’è. Semplicemente non c’è morale né logica perché bisogna anche accettare che le cose siano così come sono, accettare che comunque anche se non lo capiamo c’è un senso per tutto.

Che il senso stia nell’equilibrio della perfezione imperfetta? E chi lo sa.

Catia.